Corsica 2021

Corsica 2021

Direttamente dai meandri del 2021, un viaggio in moto x2 attraverso la Corsica: questa è stata la nostra esperienza!
Per chi avesse piacere, lasciamo a disposizione la mappa delle tappe e delle strade percorse e descritte in questa breve rubrica, sperando possa essere un po’ utile per i vostri futuri viaggi

LA MAPPA
  • Giorno 1: La partenza.
  • Giorno 2: Spostamento verso Corte e dintorni.
  • Giorno 3: Primo giorno senza carico.
  • Giorno 4: Verso Olivese.
  • Giorno 5: Previsioni, PIOGGIA.
  • Giorno 6: Ciao Olivese.
  • Giorno 7: Si rientra a casa.

Giorno 1: La partenza

In ritardo, disorganizzata e alquanto travagliata ma, nel nostro caso, è normale. Pur avendo appuntato una partenza da Iglesias alle 11:00, massimo 11:30, siamo riusciti a muoverci da casa alle 12:30 passate. Risultato? Iglesias-Santa Teresa di Gallura senza neanche una sosta se non una obbligata, causa rifornimento. Alle 16:27 abbiamo messo il cavalletto alla povera Africa, giusto in tempo per comprare due focacce al bar ed imbarcarci per la Corsica. Come fanno ad essere così puntuali quando noi siamo così in ritardo? Dopo la pausa forzata di un’ora, al termine della tratta, gambe in spalla (sedere sulla sella) e siamo ripartiti in direzione Propriano per la prima notte in Terra Corsa. Abbiamo alloggiato al L’Aravone Lodge, una struttura con chalet dislocati all’interno di una proprietà (ottima per chi viaggia in moto, accessibile solo da un cancello principale), sotto le querce di un bel bosco.

10 punti aggiunti perché l’host ci ha accolti all’interno della sua proprietà su una due ruote viola, ricevendoci a suon di scarico libero (in più, la prima parola scambiata è stata: bella moto la Honda Africa.. Ha conquistato il mio cuore).

La serata è passata in fretta, con una cena al volo nella città di Propriano con la prima 0,25 Pietra della settimana.

Giorno 2: Spostamento verso Corte e dintorni

Spostamento verso Corte e dintorni: come già detto, non abbiamo speso granché tempo ad organizzare cosa vedere e da dove passare ma abbiamo scelto solo gli estremi del percorso. La seconda e la terza notte l’abbiamo trascorsa nella struttura U Sortipiani, un camping-fattoria a sud di Piedicorte di Gaggio, sulle sponde del Tavignano. Anche questa volta abbiamo scelto uno chalet come sistemazione per la notte e la parte più bella è stata poter parcheggiare la moto esattamente a fianco, oltre a poter mangiare nella locanda della struttura e chiudere il pasto con Fiadone e Pastis.. ma questa è un’altra storia! Quindi, unica cosa certa: dover raggiungere USortipiani. Come? Propriano, Olmeto, Petreto Bicchisano (qui ci siamo fermati per fare colazione: 2 pan au chocolat, 2 fette di pizza e una specie di pardula gigante buonissima. Patisserie Boulangerie Leonetti), Cauro, Suarella, Ocana con piccola pausa Petra al bar Le Soccer e Lago di Tolla. Ecco, il Lago di Tolla è stata una delle mete scelte durante la pausa rinfrescante per conoscere un po’ quest’isola e ammirare cosa avesse da offrire oltre a centinaia di paesaggi mozzafiato e curve su curve (e già solo questo, vale il viaggio intero).

Dopo la breve tappa al Lago di Tolla, abbiamo proseguito in direzione Corte passando per la T20, dopo aver superato Bastelica e lo scollinamento Bocca di a Scaledda: anche qui, non bastano due occhi per osservare la grandezza del panorama e il maialino wild lungo la strada è stato un valore aggiunto.

All’altezza del Passo del Colle di Vizzavona abbiamo fatto un’altra sosta, questa volta per mangiare un boccone: panino ai 3 formaggi (quali, non sappiamo) e prosciutto, 2 Pietra e 2 caffè, il tutto accompagnato da una vista spettacolare. Che meraviglia!

In tutto questo, si sono fatte le 15:30 passate e quindi, tra una foto e l’altra, siamo ripartiti. Vivario (che bel posto), Venaco e finalmente, Corte. Qui, abbiamo parcheggiato per.. 10 minuti? Giusto per capire come ci saremo potuti organizzare per la giornata successiva ed includere Corte in una visita più approfondita. Et voilà, T50, qualche mezz’ora di strada e USortipiani. Bel posto, davvero suggestivo. Foto sul fiume, cena alla locanda, Fiadone, Pastis e nanna, a riposare per il giorno 3.

Giorno 3: Primo giorno senza carico

Corte. Ecco cosa abbiamo previsto tra le poche cose: un giro a piedi tra le vie della città. Dopo aver parcheggiato la moto e aver fatto colazione alla Pâtisserie Confiserie Grimaldi, abbiamo imboccato le belle vie del borgo e passeggiato per circa due ore.

Anche qui, qualche foto in giro, qualche acquisto di souvenir e siamo ripartiti.

Prima di proseguire però, abbiamo fatto tappa all’Utile della città e abbiamo acquistato quello che sarebbe stato il nostro pranzo on the road: salame, camembert e baguette (dolce, perché abbiamo sbagliato.. Ma vabbè). Tappa successiva, Valle della Restonica: descrivere la strada è impossibile e nessun racconto potrà mai rendere giustizia a ciò che abbiamo visto. Immaginate una strada piena di curve, circondato da rocce e abeti, che si arrampica a strapiombo su una montagna e che non offre alcun tipo di protezione se non qualche pietra di tanto in tanto. Impressionante il panorama che abbiamo potuto ammirare. Non abbiamo proseguito con il trekking che ci avrebbe condotto verso i laghi ma, in compenso, abbiamo fatto una piccola sosta in quella che sembrava essere una baracca di campagna, attrezzata a bar per l’occasione (che figata!). O magari si trattava di una sede staccata della formaggeria presente poco prima, non lo sappiamo.

Dopo esserci riposati a dovere siamo ripartiti, questa volta in direzione Col de Vergio: abbiamo ripercorso la strada della Valle della Restonica al contrario e siamo ripassati per Corte e imboccato la D84 in direzione Albertacce.

La D84 è proprio quella strada che attraversa il Canyon de la Ruda: mantenendo un passo lento che ci consentisse di godere del paesaggio, sfiorando costoni di roccia con la spalla che neanche l’ansia fatta a persona, abbiamo fatto qualche foto e avuto modo di apprezzare la bellezza della Corsica centrale. Anche qui, descrivere quanto ci si è presentato davanti è impossibile perché sono tante le sensazioni che si possono provare nell’avere la fortuna di percorrere certi itinerari. Provate per credere.

Dopo questa botta di entusiasmo fatta ad asfalto, abbiamo raggiunto il passo Bocca di Verghju: circondati dai maialini neri abbiamo deciso che quella sarebbe stata la nostra location per il pranzo, esattamente ai piedi del monumento presente sullo scollinamento.

Con la pancia piena e non troppo soddisfatta, ci siamo rimessi in viaggio e attraversato la Foresta d’Aïtone. Questa D84 è davvero spettacolare.

Abbiamo proseguito lungo la strada in maniera del tutto casuale, fino ad arrivare ad Esigna, passando per Vico: dalla montagna al mare.

La stanchezza ha iniziato a farsi sentire: 150 km di curve, salite e discese possono sembrare pochi.. Ma la verità è che, a quel punto, si erano fatte già le 17:00 e il rientro alla struttura equivaleva al ripercorrere la strada fatta il giorno prima. Un centinaio di chilometri in ulteriori due ore: con calma e, ancora una volta, godendoci i paesaggi offerti, dal mare alla montagna, fino a USortipiani.

Giorno 4: Verso Olivese

Altro caposaldo della traccia, Olivese è stato il terzo paese scelto come campobase. Sveglia presto, bagagli sulla moto, rapido saluto ai proprietari della struttura e ci siamo rimessi in strada. Non lo abbiamo specificato ma, nella serata del giorno precedente, avevamo vagamente deciso quale città avremo toccato l’indomani: Cozzano, col suo museo del maiale (che alla fine non siamo riusciti a visitare..Motivo in più per ritornarci!).

Nel lasciare USortipiani, abbiamo scelto di spostarci passando verso est, da Aleria. La scelta è ricaduta su quella città solo per una questione di cibo: la causa, Boulangerie Dominici. Forse avremmo potuto evitare di passare da est per raggiungere Cozzano ma il caso ha voluto che imboccando la D344 da Ghisonaccia, ci siamo ritrovati a percorrere una strada che, dopo un noioso tratto chilometrico rettilineo, ci ha scaraventati attraverso le gole dell’Inzecca. Ancora una volta, siamo rimasti senza parole: immaginate che, dopo aver percorso 10 km di rettilineo inframezzati da dossi artificiali posti a meno di 1 km di distanza l’uno dall’altro, vi ritrovate in una strada (che, in fin dei conti, è la stessa) che taglia i monti comparsi all’improvviso a metà, passandoci in mezzo con tante curve. Impressionante!

Dopo aver scattato qualche foto, che mai è poi mai renderà giustizia alla realtà, abbiamo raggiunto Ghisoni e approfittato del Le Point chaud de Ghisoni per due caffè.

Ma nel sederci ai tavolini, l’odore percepito che usciva dal bar non era di certo quello del caffè, piuttosto un mix tra panetteria, pasticceria e pizzeria.. E cosa fai, non te li fai preparare due panini per il pranzo? Mezza baguette a testa con prosciutto e fromage de chevre e la dieta continua (domani però).

Con i panini nel bauletto e la caffeina nelle vene, siamo ripartiti: superati i paesi di Cozzano e Zicavo, abbiamo trovato la location perfetta per il pranzetto: Pontu di Camera con le piscine naturali del fiume Partuso.

Terminato il panino, col morale alto e il casco in testa, abbiamo ripreso il nostro cammino e, dopo aver attraversato il Col de la Vaccia, abbiamo raggiunto Aullena, giusto in tempo per la merenda.. Si, abbiamo mangiato parecchio.

Caffè della Moka, tarte au chataignes, gauffre au chantilly, 5 chili in più a testa e abbiamo ripreso la strada, come se niente fosse.

Dopo aver imboccato la strada sbagliata ed esserci ritrovati a Porto Pollo, abbiamo raggiunto Olivese intorno alle 19:00.

Dove abbiamo concluso la serata?

Olivese è una città piccola e, in quella giornata di settembre, nessun locale, bar o ristorante che fosse, era aperto.

Per quella sera, il nostro grande grazie va ai proprietari de Le Saint Georges che, nel vederci disperati per non avere un posto nel quale cenare, hanno cucinato per noi nonostante il giorno di chiusura. Un abbraccio va anche al signore che ci ha offerto le birre e alla cagnolina Margot che ha rincorso le vacche nella strada 🐮

Giorno 5: Previsioni, pioggia

Per il quinto giorno in Corsica, non abbiamo previsto alcuna tappa (novità?), se non quella forzata alla Decathlon di Ajaccio per l’acquisto di un pantalone impermeabile per la signora. Infatti, già dal primo mattino, il tempo si è mostrato piuttosto incerto, promettendo secchiate d’acqua ogni due per tre.

Dopo una colazione di fortuna nel patio del piccolo appartamento privato, siamo partiti per fare questo acquisto e per raggiungere i Calanchi di Piana. Avendo preso il tutto con estrema calma, abbiamo raggiunto la città di Ajaccio in tarda mattinata: ci sarebbe piaciuto fare un giro del centro ma il traffico all’ingresso della città non ci ha invogliato in alcun modo.

Dopo l’acquisto, abbiamo imboccato la T20 in direzione Bocognano con l’unico intento di fermarci a mangiare qualcosa di interessante per pranzo, lasciando l’eventuale panino di fortuna al giorno successivo. Lungo strada, a pochi km dalla città, il fascino dei poulets rotis della Produits régionaux/Rôtisserie (così si chiama) ci ha conquistati: per metà fruttivendolo, per metà bar e per metà rosticceria, l’amico cuoco ha sfoggiato una divisa di tutto rispetto, composta da occhiale in testa, camicia aperta, pancia all’aria e infradito da mercatino. Il menù complesso, a base di patatine fritte e pollo arrosto, ci ha conquistati tanto quanto la location; la parte complicata è stata la digestione. Dopo aver mangiato, ci siamo rimessi in strada, direzione Piana: la strada percorsa era già stata, per un buon 50%, percorsa solo due giorni prima; superato il Col de San Bastiano, risalendo lungo la costa, niente di nuovo fino ad Esigna. Ma questa volta, abbiamo continuato a percorrere la strada lungo la costa: gli scenari sono decisamente diversi da quelli del centro dell’isola e la vocazione turistica si fa sentire maggiormente. Tra una curva e uno sguardo verso il mare, ci siamo ritrovati nel bel paese di Piana: anche qui, una piccola passeggiata ci ha permesso di apprezzare meglio il borgo. Dopo una crêpe, un po’ di riposo e un po’ di brodo per la moto, abbiamo raggiunto i Calanchi di Piana: davanti a noi, l’ennesima strada che taglia le montagne con decine di curve, offrendo panorami e spuntoni di roccia da sfiorare con le mani (e con il casco) e da percorrere tutta d’un fiato. Ogni strada ha le sue caratteristiche uniche e sono tutte inconfondibili, bellissime!

Raggiunta la spiaggia di Porto, il cielo ci ha consigliato di ritornare indietro e di rimetterci sulla via di casa e ce lo ha ricordato a suon di temporale!

Il rientro, per comodità, ha seguito lo stesso percorso dell’andata.

La giornata è trascorsa velocemente e, nonostante il tempo non sia stato dalla nostra parte, abbiamo percorso tanti bei km e avuto modo di apprezzare la costa centro-occidentale dell’isola. Ritornati ad Olivese, abbiamo chiuso la nostra serata con una cena tipica all’U Cantu, ristorante a conduzione famigliare dove non potrete che mangiare cose buone.

Giorno 6: Ciao Olivese

Il sesto giorno abbiamo lasciato il piccolo paese di Olivese per raggiungere la quarta e ultima città di questo viaggio: Sari-Solenzara.

Olivese è stata una bellissima scoperta: dalle case in pietra, alla vista sui monti fino ad arrivare all’ospitalità che ci è stata mostrata dai suoi paesani. Sono anche queste esperienze a lasciare immagini, sensazioni e ricordi dei posti che visitiamo e Olivese è uno di quelli che non dimenticheremo mai.

Lasciato il paese, abbiamo raggiunto il Col de la Vaccia attraverso la D26, una strada stretta che risale lungo il monte attraversando i suoi boschi (ci siamo ritrovati in mezzo ad una battuta di caccia, giusto per non farci mancare quel pizzico di agitazione che mai guasta). Raggiunta la vetta, subito di fronte a noi, l’Auberge du Col de la Vaccia, dove abbiamo fatto una prima sosta caffè e biscotti secchi. Ripreso la strada, abbiamo raggiunto Zonza, piccolo borgo caratteristico molto trafficato ed evidentemente apprezzato dai mototuristi, che pare quasi svilupparsi intorno al nodo di 3 strade principali dove si affaccia un negozio di souvenir. Prima di proseguire verso Solenzara, abbiamo dovuto, quasi disperatamente, cercare un distributore (l’ultimo pieno risaliva al giorno precedente, nel Paese di Piana). Peccato che il distributore più vicino si trovasse a 8 km a sud del paese, a Livia. Dopo essere “scesi” per raggiungere il distributore e “risaliti” a Zonza, abbiamo approfittato dello Spar per comprare il solito trio (super approvato, a questo punto) baguette, salame e camembert e ci siamo rimessi in strada.

La strada che conduce da Zonza a Solenzara, di per sé, vale un intero viaggio in Corsica: il Col de Bavella ha anticipato una serie di paesaggi a base di pini altissimi e montagne che ci hanno letteralmente accompagnati fino alla zona delle piscine naturali, sempre più frequenti man mano che ci si avvicina a Solenzara. Una sosta è stata obbligatoria. Lungo le rive del fiume Solenzara, esattamente a cavallo tra l’Alta Corsica e la Corsica del Sud, dopo un bagno gelido, abbiamo preparato il super panino, questa volta col pane non dolce (per chi avrà letto il giorno 3, ci capirà). Buono, ancora di più perché gustato in un paradiso come questo, dove abbiamo trascorso circa un’ora.

Intorno alle 15:00, dopo aver percorso gli ultimi 10 km della giornata, abbiamo raggiunto la città di Sari-Solenzara: per comodità (e soprattutto, causa non organizzazione), abbiamo pernottato in un albergo della città. La serata è trascorsa in tranquillità, tra un tuffo in piscina, una pizza (U San Marcellu) e l’ultima Pietra di questa estate 2021.

Giorno 7: Si rientra a casa

Rimettere insieme le idee, preparare bene i bagagli e affrontare il viaggio di rientro è la parte più difficile di ogni viaggio.

Ma, se non finissero mai, non si chiamerebbero vacanze.. Giusto?

Prima di affrontare la strada del rientro però, abbiamo fatto l’ultima colazione in stile francese nella Boulangerie Banette, a base di pan au chocolat, cappuccino, succo d’arancia, pane, burro e marmellata (sempre leggeri).

Col morale alto per la botta di zuccheri, ci siamo messi in viaggio: direzione Bonifacio. Non abbiamo previsto soste lungo il nostro percorso, solo strada fino al porto. Avremmo potuto fare tappa a Porto Vecchio ma abbiamo già deciso che, una settimana non troppo lontana, la dedicheremo al giro di tutta la costa.

Arrivati a Bonifacio, dopo aver parcheggiato nella via sovrastante il porto (prte de l’Europe, secondo Google), ci siamo concessi una bella passeggiata lungo le vie della città. Anche qua, la vocazione turistica si fa notare di più: tanti i negozi di souvenir e i locali che propongono piatti tipici.

Causa traghetto, purtroppo, non ci siamo potuti trattenere a lungo: giusto il tempo di acquistare due panini (ancora, si!) e raggiungere il parcheggio per poi imbarcarci per il rientro a casa.

Questa, in breve, è stata la nostra vacanza in Corsica: un’esperienza che consiglio a tutti quelli che viaggiano on the road, scegliendo di vivere i luoghi attraverso i tanti percorsi che hanno da offrire. Ringraziamo le persone che, con i loro preziosi consigli, ci hanno indirizzato verso posti che probabilmente non avremmo incluso nel nostro viaggio.

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